Similitudini tra EMDR e psicoanalisi relazionale: verso l’integrazione

Similitudini tra EMDR e psicoanalisi relazionale

Similitudini tra EMDR e psicoanalisi relazionale: un terapeuta non saturante

Le similitudini tra EMDR e psicoanalisi relazionale sono diverse. Il terapeuta relazionale vuole che il percorso analitico veicoli nel paziente una presa di coscienza personale, autentica. Vuole che le persone diano ascolto alla loro voce, svincolata il più possibile dai condizionamenti ricevuti in famiglia. Per questo l’analista si pone in una posizione debole, non saturante. Per non fare la parte anche lui del genitore che sa tutto e dice al paziente cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Eppure, sebbene il terapeuta EMDR si ponga in una posizione forte il suo ruolo non è affatto saturante. Questa è una delle similitudini tra EMDR e psicoanalisi. Durante l’elaborazione dei ricordi infatti il terapeuta non dice, non interpreta, non aggiunge significati propri. Non sceglie che strada dovrà fare il paziente, cosa dovrà pensare o cosa dovrà provare a fare. Il controllo è tutto nelle mani del paziente. Il percorso non è predefinito,  ma si struttura partendo dal sentire del paziente. A ben vedere, la psicoanalisi relazionale avviene tra due menti. L’elaborazione EMDR invece avviene tutta nella mente del paziente. Questo rende il processo ancora più “suo”, più svincolato dai condizionamenti, di quello relazionale.

Il terapeuta EMDR fa certo molta psicoeducazione, soprattutto sul funzionamento del cervello. Ma questa vuole essere una risorsa, non una spiegazione saturante. Serve a normalizzare, sollevare dai sensi di colpa, fornire conoscenze che si integrino con i vissuti.

Similitudini tra EMDR e psicoanalisi relazionale: la mente si autocura

Un’altra delle similitudini tra EMDR e psicoanalisi relazionale è la visione di come funziona la mente. Napolitani, gruppoanalista, esponente della psicoanalisi relazionale, ipotizzava un “genetico dispositivo autoriorganizzativo” presente in ciascuno di noi. Secondo Napolitani questo è il motore del cambiamento; è ciò che ci fa tendere continuamente verso la libertà dal nostro passato, come una specie di spinta alla vita psichica nonostante tutto. Il sintomo è come il risultato del conflitto tra le “voci di casa” e il proprio desiderio.

Principio cardine dell’EMDR è che il sistema è saggio, la mente si autocura. Per dirlo con le mie parole, ciascuno di noi fa sempre il meglio che può sulla base delle risorse che ha. Dunque la mente quando è messa nelle condizioni di elaborare un ricordo disturbante lo elabora, altrimenti cerca di difendersene e sviluppa sintomi.

Che io clinico stia o meno facendo EMDR noi stiamo lì insieme. Ma posso non perturbare, non interpretare, posso rimanere in attesa e mantenere una posizione analitica solo perché mi fido completamente del processo. Mi fido completamente del fatto che la mente va dove ha bisogno di andare.

Similitudini tra EMDR e psicoanalisi relazionale: la mente si forma nella relazione

Il neonato umano non può cavarsela da solo: ha bisogno di un altro che si prenda cura di lui. Questo ci rende esseri intrinsecamente relazionali.

Il nostro cervello continuamente cresce e si modifica sulla base delle esperienze che fa. Dunque il piccolo essere umano viene al mondo e qualcuno (diciamo una madre per comodità) se ne occupa. La madre farà delle cose con questo suo bambino, dirà delle cose, nominerà alcuni aspetti della realtà e così via. Nominerà anche lui, gli dirà cose tipo “Sei il mio principe”,“Non fare il cattivo” e cose di questo genere.

Così nella mente di ciascuno di noi si formano degli schemi, delle aspettative su noi stessi e sul mondo. Sono quelli che Bowlby ha chiamato Modelli Operativi Interni; Napolitani li ha definiti intenzionamenti per sottolineare il peso del potere genitoriale; nei protocolli EMDR invece si parla di Cognizioni positive e negative. Ma, con sfumature diverse, sono tutti la stessa cosa.

Una delle più evidenti similitudini tra EMDR e psicoanalisi relazionale è l’imperativo categorico sull’importanza della storia di attaccamento. Questa storia va riattraversata, per entrambi gli approcci.

L’EMDR lavora anche sul presente e sul futuro, ma solo dopo aver elaborato i traumi della storia di attaccamento. Da riguardare, da rielaborare. I relazionali direbbero “Differenziarsi e prendere le distanze” per dire quello che intendono i terapeuti emdr quando dicono “Lasciare il passato nel passato”.

Similitudini tra EMDR e psicoanalisi relazionale: cosa determina il cambiamento

Tra le similitudini tra EMDR e psicoanalisi relazionale, fondamentale ai fini di un’integrazione, c’è la visione comune su cosa determina il cambiamento, la “guarigione”.

Entrambi gli approcci si ripropongono di far fare ai pazienti un’esperienza vissuta, integrata, incarnata.

Proprio alla luce delle conoscenze sul funzionamento della mente lo scopo è che i pazienti vivano gli stessi eventi in modi nuovi. Si parte dunque da un sentire, ci si interroga su come questo sentire si è inserito nelle reti neurali. Che significato il paziente ne ha dato e cosa se ne è fatto nella sua vita.

Una  delle similitudini tra EMDR e psicoanalisi dunque è che l’importante è che il paziente “senta”. Senta cioè che il ricordo su cui sta lavorando non lo disturba più, mentre prima dell’elaborazione lo disturbava. Senta che qualcosa è scattato dentro di lui, che la visione di sé è differente. Non è importante che il terapeuta spieghi e che il paziente “capisca”.  L’esperienza trasformativa non è cognitiva. È  un’esperienza incarnata. Tutto il resto è informazione.

Similitudini tra EMDR e psicoanalisi relazionale: il senso del sintomo

Un ultimo aspetto importante sulle similitudini tra EMDR e psicoanalisi è il senso dato al sintomo. Il linguaggio dell’EMDR è un linguaggio medico. Si parla di disturbi, di pazienti, di psicopatologia, di dissociazione. Eppure la crisi, il sintomo, il problema che il paziente porta non è visto come una patologia. Piuttosto è visto come un modo della mente di adattarsi alla vita e al trauma vissuto. Se messa in condizioni di guarire allora lo farà, altrimenti si adatterà in modo da riuscire a funzionare nella vita quotidiana il più possibile. Sempre a seconda delle risorse che ha a disposizione.

È evidente allora quanto importante sia riconoscere nel sintomo solo la punta dell’iceberg, spia di una storia ingrippata. Il sintomo dice qualcosa di quella storia ed è da quella che si parte. Lo scopo non è eliminare il sintomo, evidentemente necessario e protettivo per il paziente. Lo scopo è elaborare le cause originarie che l’hanno prodotto, esattamente come in un’analisi relazionale.

Similitudini tra EMDR e psicoanalisi relazionale: conclusioni

Dunque mi pare che le similitudini tra EMDR e psicoanalisi siano molte più di quante non sembri a prima vista. Il livello metarelazionale dell’EMDR è molto rispettoso del paziente; i disturbi e i sintomi che il paziente porta sono letti allo stesso modo nei due approcci. Sono il risultato di un passato relazionale da riattraversare. Inoltre la tecnica dell’EMDR è fisiologica, non ritraumatizza, ma rimette in moto un processo congelato. La ricerca poi ci dice che l’EMDR è tecnica molto efficace. L’integrazione tra EMDR e psicoanalisi relazionale dunque è non solo possibile, ma anche molto preziosa.

 

Se vuoi approfondire come integrare EMDR e psicoanalisi leggi anche: “Integrare EMDR e psicoanalisi relazionale: differenze tra i due approcci

 

 

 

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